mercoledì 5 giugno 2013

Ironman 70.3 - Pescara 2013



Mancano pochi giorni ormai. Sabato si parte per Pescara. La condizione fisica non è nemmeno valutabile, troppi mesi fermo. Se non ci fosse stata la sfida con gli Odipruve domenica sarebbe stata una giornata veramente lunga e sofferta ma lo stimolo della competizione mi darà una mano. A dire il vero non dovrebbe esserci molta gara tra me e gli Odipruve. L'ultimo scossone al team, con la sofferta rininucia di "Raffaele Juve merda", ha visto l'ingresso in squadra di Gennaro il "GIGANTE" che disputerà la prima frazione di nuoto. E' uno che, non ci vuole molto, nuota molto meglio di me e darà una prima botta alla gara. Lascerà il testimone a Franco...... e che ve lo dico a fare. L'unica speranza che ho è affidata a Gabriele...... non aggiungo altro! Ma si diciamolo, solo Gabry può riaccendere la gara nella 21 km finale! Ci sono tutti i presupposti per una giornata di sport e spettacolo........ vinca il migliore.

mercoledì 29 maggio 2013

Il tempo non passa.

E' come quando si tornava a casa dopo una giornata di lavoro. Ci si ritrovava a cena come ad una festa.
Anni prima si tornava dai corsi universitari, da una giornata in biblioteca, da una notte passata fuori.
Si viveva all'insegna del rispetto reciproco, dell'aiuto reciproco uniti da un'amicizia inattaccabile.
Ormai sono più di venti anni che ci si conosce ma sono diversi anni che si vive separati.

Il week-end scorso siamo stati insieme con le nostre famiglie ed è stato come ritornare a casa dopo una giornata di lavoro.

Grazie ragazzi.

mercoledì 8 maggio 2013

Manca un mese!

Manca un mese all'evento dell'anno e siamo tutti in alto mare!
Il DREAM TEAM (vedi post del 09-10-2012) non esiste più. Si è sbriciolato, prima del tempo, sotto la pressione di un peso troppo grande da sopportare. Con la defezione del secondo staffettista (ROCCO), punto di forza della squadra, gli altri elementi hanno vacillato...... e vacillano tutt'ora!
Dalle ceneri di una squadra mai esistita è nato un nuovo progetto gli "ODIPRUVE RELOADED" in cui il primo ed il terzo frazionista sono rimasti invariati ed al posto di ROCCO è subentrato FRANCO (aspirante ironman 2013) che, per come sta allenato, mi darà almeno 30 minuti nella frazione di bici. Ma torniamo alla cronistoria, di questo problema ce ne occuperemo in gara. Dopo poche settimane dalla nascita degli ODIPRUVE una nuova defezione ha scosso l'ambiente.......ha scosso il sottoscritto per la precisione. Il terzo frazionista "Tonino o'chiatt", quello che avrebbe dovuto darmi la sicurezza matematica della vittoria, è venuto meno....... ha dato forfait! Dramma! Subito è partita la campagna acquisti per trovare un degno sostituto, per trovare qualcuno che bilanciasse lo squilibrio creato dall'ingresso di FRANCO e dalla contemporanea uscita di "Tonino o'chiatt". Tempo perso! Prezzi troppo alti, nessuno all'altezza. Ed allora la scelta è caduta su un soggetto poco raccomandabile dal mio punto di vista. Il nuovo, terzo frazionista è un punto interrogativo molto grande. Tanto può fallire miseramente, regalandomi la vittoria, tanto può sfoderare la prestazione della vita uccidendo definitivamente la competizione. Raffaele Salati (detto RAFFAELE JUVE MERDA) è un tipo atletico, più portato al nuoto che alla corsa. Ha accettato la sfida con riserva, vuole prima capire cosa significa correre per 21 km..... non l'ha mai fatto. Secondo me, nella sua testa, è già entrato in gara, sta già correndo la terza frazione..... sta facendo pretattica! Gli sto dando qualche consiglio su come trovare la fiducia per un'impresa del genere e spero sciolga presto i suoi ultimi dubbi confermando la sua presenza per DOMENICA 9 GIUGNO. Signori questa è la situazione ad un mese dalla gara e c'è da aggiungere che né io né il primo frazionista degli ODIPRUVE ci stiamo allenando...... sarà un GARONE!

Vi tengo aggiornati.

P.S. ODIPRUVE è l'acronimo di un qualcosa che può essere spiegato solo in privato.

mercoledì 20 febbraio 2013

LA RIVOLUZIONE (parentesi politica)

Essere o apparire? L'italiano non vuole sapere troppo su di sé. Nel caso sia costretto a guardarsi allo specchio, nega la propria immagine e attribuisce agli altri i suoi vizi, le sue debolezze. Si inventa un mondo di cui è prigioniero, ma di cui possiede le chiavi. Un canarino in gabbia, abituato a non volare, con il terrore di uscire dalla sua piccola prigione. Odia essere messo di fronte alle sue responsabilità. Ama chi le prende al suo posto. E' un puro, non si occupa di politica, la subisce. E' onesto, non denuncia chi viola la legge perché non è suo compito. E' rassegnato all'immutabilità del mondo, che non ama. Vive giorno dopo giorno, o forse è meglio dire alla giornata. Gli eroi gli danno l'orticaria, sono un modello che lo mette in imbarazzo. Preferisce chi è peggio di lui (lo fa sentire meglio) e lo nomina suo riferimento, presidente del Consiglio, segretario di partito, giornalista. Il suo ritratto è il più grande nemico. Passa la vita ad evitare il confronto, che, lui sa, potrebbe essere mortale. L'opinione che ha di sé stesso, anche se lui per primo sa essere falsa, è la cosa più importante che possiede. Lo tiene in vita, gli evita confronti dolorosi. La sua esistenza è un gioco a nascondino, di "vorrei ma non posso", di "è una cosa più grande di me", di "qualcuno ci penserà". E' un egoista inconsapevole, non sa di esserlo e forse non vuole esserlo. Vive nella paura della luce del giorno, della consapevolezza di quello che potrebbe essere, ma non è.

Era il 28 marzo del 2010 quando lessi questo sfogo di Beppe Grillo sul suo blog. Parole durissime condite da un'amarezza inconsolabile. Rimasi molto colpito da queste parole perché le trovavo maledettamente vere e perché rispecchiavano in pieno quella che era la mia concezione del popolo italiano...... me compreso.
All'epoca seguivo già da diversi anni il blog di Grillo. Avevo cominciato nel lontano 2005, dopo averlo visto esibirsi a Piazza Dante in occasione della notte bianca. In quell'occasione, la sua pubblica "protesta", mi colpì al volto come un ceffone. Come se qualcuno mi avesse tirato uno schiaffo dicendomi "Svegliati cazzo! Ma ti rendi conto di quello che sta succedendo intorno a te?". Da allora sono passati molti anni, ho visto crescere la "protesta" lentamente. Lentamente, tante coscienze si sono unite seguendo un uomo che, per molti versi, riusciva a dire quello che loro avrebbero voluto sempre dire. Mi sono iscritto al Movimento da subito e da subito ho cominciato a credere che tutto era possibile. Oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La "protesta" si è trasformata in un qualcosa di concreto e di reale. Il Movimento Cinque Stelle non è Beppe Grillo. Il Movimento Cinque Stelle è l'espressione di quello che la comunità può ancora fare. Professionisti, pensionati, casalinghe, disoccupati...... gente normale (con due palle così!) hanno deciso di riprendersi ciò che la classe politica e dirigenziale del paese aveva tolto loro, l'amore per il nostro paese. Per fare una RIVOLUZIONE, oggi, non c'è bisogno di spargere del sangue, non c'è bisogno della violenza. Signori oggi abbiamo l'opportunità di fare una rivoluzione democratica andando semplicemente a votare. Tutto ciò che è stato fino ad ora è vecchio, ha fallito miseramente portandoci sull'orlo del precipizio. Voglio provare a dare un futuro migliore a mio figlio e son sicuro che questo potrà succedere solo voltando pagina e chiudendo la porta al vecchio modo di far politica. Ci hanno distrutto, ci hanno tolto la dignità....... secondo me ridono anche di noi, poveri fessi. Beh, si sbagliano perché li stiamo per mandare a casa. Più grande sarà il "successo" di queste elezioni più dovranno fare i conti con il fatto che è stato rifiutato dal popolo italiano l'obsoleto modo di concepire la "Res Publica".
Io credo nella RIVOLUZIONE ed in chi mi rappresenterà nel salto verso il futuro. Ci vuole coraggio ragazzi. Basta con i "vorrei ma non posso", basta con i "qualcuno ci penserà".......basta.

domenica 10 febbraio 2013

Il Rottweiler


Questo cane viene descritto come equilibrato, protettivo e determinato, ma anche tranquillo, obbediente, addestrabile, coraggioso, indipendente e fedele al padrone al quale ricambia abbondantemente gli affetti e le cure che gli vengono offerte. In ogni caso, l'istinto alla difesa del territorio è, in questo cane, molto forte, e la sua reazione contro quelle che esso percepisce come minacce territoriali può essere fatale.......... 
Anche se perfettamente in grado di svolgere attività da guardia, si consiglia di non abbandonarlo a se stesso relegandolo in un giardino, recinto o appartamento per troppe ore della giornata. Lasciato crescere in balia di se stesso, il cane rischierebbe di diventare eccessivamente aggressivo e incontrollabile anche con le persone che non minacciano la sua proprietà................................[fonte Wikipedia]
Domenica 10 febbraio 2013 ore 7:30.
Sto correndo da una ventina di minuti, la mia corsa è a dir poco pesante. Ho ripreso gli allenamenti da una settimana (dopo tre mesi di stop!) e c'è da rimettere in moto la macchina. Vado piano cercando di ritrovare l'appoggio dei tempi migliori. Via Campana è deserta, fa freddo ma le sensazioni sono positive. Da lontano scorgo la sagoma di un rottweiler steso a terra con la testa poggiata sulle zampe anteriori. Sembra stia dormendo ma è meglio stare attenti. Lo fisso con attenzione cercando di capire quale siano le sue intenzioni. Le sue orecchie si rizzano, ha sentito i miei passi. Alza la testa e punta gli occhi verso di me. Scorgo la catena che lo tiene legato, faccio un sospiro di sollievo e passo dall'altro lato della strada........ la catena può essere lunga anche 200 metri, meglio essere previdenti. Si alza in piedi e comincia ad abbaiare, è enorme! Più mi avvicino e più le sue manifestazioni di "collera" aumentano. Ormai sono ad una ventina di metri dalla belva che comincia a correre verso di me. La catena non è 200 metri..... la catena è INFINITA perché è spezzata. Subito arresto la mia corsa e mi fermo a fissarlo. Il cucciolo non blocca la sua corsa e mi fa capire che vuole attraversare la strada per venirmi a salutare. La foto ritrae perfettamente la scena che si presentava ai miei occhi! Fa un primo tentativo per attraversare ma una macchina lo caccia all'indietro. Faccio qualche passo lento per cercare di allontanarmi ma il risultato è pessimo. La sua furia non si placa e tenta nuovamente di venire dal mio lato. Passa un furgoncino che lo ricaccia indietro. Mi guardo intorno, non c'è nessuno. Siamo io e l'elefante a giocarci la partita. Il suo terzo tentativo va in porto. Corre come una furia verso di me. Resto immobile (scuola Venturino D'Avella) con le mani stese lungo il corpo per non dare agganci alle sue fauci. Sembra indemoniato. Salta, sbatte i denti, abbaia, ringhia nei miei confronti....... ed io immobile! Non oso fare nulla..... sta già abbastanza incazzato. Sicuramente sarà fuggito da qualche giardino, non è abituato alla presenza degli estranei. Una macchina si ferma in soccorso. Incrocio lo sguardo della signora che sta al volante ma non posso fare nulla. All'improvviso il miracolo. Qualcosa lo distrae per un attimo. Si pianta a terra con le sue quattro zampe fissando un punto lontano. Io vedo la luce e con uno scatto felino mi catapulto nella macchina del soccorso. L'animale si accorge che l'ho fatto fesso ma è troppo tardi...... sono già in macchina verso la salvezza. Dopo 300 metri scendo, ringrazio la signora che mi ha salvato e ricomincio a correre. Chiudo l'allenamento dopo un'ora e quindici minuti di corsa...... sono felice, sono vivo. Poteva andare male oggi. Se non fossi rimasto immobile e avessi tentato la fuga sarebbe andata male. La bestia non aspettava altro che rincorrere la sua preda.
Venturino, se questa sera sono qui illeso a scrivere il mio post, è grazie a te......
A proposito........ sono tornato e che gli ODIPRUVE RELOADED comincino a tremare!
P.S. Nel prossimo post vi spiegherò chi sono ed il perché del loro nome. A presto.

domenica 14 ottobre 2012

Il limite (di Gabriele)

E’ la mattina del 10 Giugno, sono sulla spiaggia di Pescara. C’è un bel sole e Federico gioca con la sabbia. Mauro è in acqua, sta nuotando la prima frazione dell’IronMan 70.3 del 2012. La boa è lontanissima ed i ragazzi che nuotano, visti da dove sono io, sembrano uccelli che si agitano nell’acqua sollevando con le ali una nuvola di spruzzi. C’è uno speaker su una torre. Le casse disseminate vicino all’arrivo riempiono l’aria di parole. Non le ascolto. Poi questa voce mi entra nella testa. Dice: “ Vi ricordo che a questa gara partecipa anche un atleta disabile, a cui purtroppo mancano le gambe e che percorre la frazione di nuoto a dorso”. Clic.
All’epoca del IronMan di Pescara del 2012 nuotavo una volta alla settimana. Mai per più di un ora. Mai per più di 2000 m. Era un riempimento, un modo per scaricare nell’acqua un po’ di tensione. Funzionava. Avevo perso qualche chilo, mi sentivo abbastanza tranquillo dopo. Arrivavo da qualche mese alla soglia dei due chilometri senza molta fatica, senza pensare a superarla. Poi c’è stato il Clic di Pescara. L’idea che non vale la pena rimanere ad un passo dai propri limiti e che anzi, tenersi quel passo indietro significava sostanzialmente rimanere fermi.  Da Pescara ho cominciato a cercare il mio limite. Dov’è la soglia della mia fatica, oggi? Quanto posso correre prima di dire davvero “non ce la faccio più?”. Quanto posso nuotare in un’ora? E la prossima volta, quanto meglio della precedente posso fare?
I metri in piscina sono aumentati. Prima sono venuti i 500 m tutti d’un fiato,  poi gli allenamenti sono diventati due, poi è aumentato il totale, fino a 2200 m. Era ancora poco. “Ce la farò a farne 2400? Se non ce la faccio, nuoto per un altro po’, posso nuotare per più di un’ora del resto”.
E così è arrivata l’estate. Gli allenamenti sono diventati tre, visto che Ale e Federico non erano a casa e stare da solo mi uccide di noia. E’ arrivato il superamento della soglia dei 3000 nuotati in una sola sessione, e gli allenamenti da un’ora e mezza. La prima volta che ho nuotato di fila un 1500, con il cuore che nelle ultime due vasche mi batteva per la fatica e l’emozione di esserci riuscito non la dimenticherò mai. E poi la corsa della domenica. Prima pochi chilometri, poi via via a crescere fino a Settembre. Quindici chilometri in un’ora e mezza. Mai fatto, neanche a 18 anni.
A chi corre o nuota da parecchio tempo questi numeri, questi tempi, fanno sorridere. Ma questi numeri, questi tempi, sono il centimetro che io guadagno nei confronti del mio limite, quel limite che guardo in faccia ogni volta che entro in acqua ed ho paura di non riuscire a nuotare neanche per 100 metri. Metto la testa sotto e gli vado incontro.  Qualche volta vinco io, altre volte vince lui, come quando mi vengono i crampi nel bel mezzo di un 200 un po’ più tirato, o quando comincio un 1000 e la paura mi blocca il respiro, fino a farmi fermare. Quando vince lui, il limite, io faccio sempre la stessa cosa. Metto di nuovo la capa sotto e riparto. E di solito vinco io. Almeno, finora ho vinto io.
Adesso ho anche una motivazione in più, qualcosa, qualcuno a cui pensare. Ho un compagno a cui passare un testimone, il prima possibile. Ho un mare in cui nuotare ogni tanto, nella mia testa, cercando di arrivare prima ad una boa e poi ad una spiaggia. Ed ho una strada su cui correre, per un chilometro, con entrambi i miei compagni di staffetta.
Con il mio primo compagno, Rocco, condivido l’insana passione per il nero ed il blu. Sarà bello passare un testimone ad un altro interista. Sarà bello vederlo partire in bici ed aspettare che arrivi, il prima possibile. So che ce la farà. Noi non molliamo mai.
Con Tony ho condiviso una fetta bella della mia vita. L’ho svegliato, urlando nel sonno, la mattina del mio esame di ammissione al dottorato. Abbiamo condiviso birre, pizze, colazioni a base di ricotta di pecora, cassatelle e vino bianco, risate, ansie, gioie ed un senso di libertà che ho provato raramente.
Io e Rocco siamo già all’ultimo chilometro, ad aspettarti, Tony.
Questa staffetta sarà una sfida bellissima, spettacolare e durissima. Mauro è un avversario tosto. Mauro è uno che si è andato a prendere un IronMan con i denti e con le unghie, contro ogni sfortuna, ogni malessere. Ma l’avversario peggiore non è lui. Il nostro, o almeno il mio avversario è quel limite incontro al quale corro ogni volta che mi alleno. 

sabato 6 ottobre 2012

Stagione 2013


Questo è il periodo in cui si fanno i programmi per la stagione successiva. Dopo la pausa estiva e dopo un mese di settembre vissuto alla ricerca della normalità ho cominciato a fare qualche pensierino per il 2013. L'obiettivo primario per il prossimo anno è quello di ritornare a fare le gare del circuito Fitri (Federazione Italiana Triathlon). Per preparare l'ironman e per risparmiare sulle finanze ho completamente cancellato la stagione 2012, zero gare effettuate. Certo il mio "palmares" internazionale si è arricchito di due gare ma il tutto è andato a discapito della posizione nelle classifiche del circuito nazionale. Se il 2013 si rivelasse come il 2012 (zero gare) allora il sottoscritto uscirebbe dalle classifiche della federazione, inaccettabile dopo tanti anni. Quindi aspettiamo con ansia il calendario delle gare che uscirà agli inizi di gennaio..... c'è tempo per fare programmi.
L'appuntamento n°1 sarà comunque una gara internazionale (Pescara 2013 - se la organizzano) e per quella data si cercherà di arrivare al massimo della forma. In funzione di questo, la gare del circuito fitri mi serviranno non poco.

La prima gara del 2013 sarà la maratona di Napoli. Nel tentativo di cominciare un lento miglioramento (fisico e tecnico) nelle tre discipline cercherò di dare uno scossone a quello che è il mio "personale" su questa distanza. Diciamo che cercherò di arrivare al di sotto delle 3 ore e 45 minuti. Per fare ciò ci vorranno allenamenti specifici e mirati al miglioramento delle capacità anaerobiche.
Sto già cercando un bel programmino sul web che magari si sviluppi su un periodo di quattro mesi, con tre allenamenti settimanali.
C'è qualcuno che mi vuole fare compagnia?