mercoledì 20 febbraio 2013

LA RIVOLUZIONE (parentesi politica)

Essere o apparire? L'italiano non vuole sapere troppo su di sé. Nel caso sia costretto a guardarsi allo specchio, nega la propria immagine e attribuisce agli altri i suoi vizi, le sue debolezze. Si inventa un mondo di cui è prigioniero, ma di cui possiede le chiavi. Un canarino in gabbia, abituato a non volare, con il terrore di uscire dalla sua piccola prigione. Odia essere messo di fronte alle sue responsabilità. Ama chi le prende al suo posto. E' un puro, non si occupa di politica, la subisce. E' onesto, non denuncia chi viola la legge perché non è suo compito. E' rassegnato all'immutabilità del mondo, che non ama. Vive giorno dopo giorno, o forse è meglio dire alla giornata. Gli eroi gli danno l'orticaria, sono un modello che lo mette in imbarazzo. Preferisce chi è peggio di lui (lo fa sentire meglio) e lo nomina suo riferimento, presidente del Consiglio, segretario di partito, giornalista. Il suo ritratto è il più grande nemico. Passa la vita ad evitare il confronto, che, lui sa, potrebbe essere mortale. L'opinione che ha di sé stesso, anche se lui per primo sa essere falsa, è la cosa più importante che possiede. Lo tiene in vita, gli evita confronti dolorosi. La sua esistenza è un gioco a nascondino, di "vorrei ma non posso", di "è una cosa più grande di me", di "qualcuno ci penserà". E' un egoista inconsapevole, non sa di esserlo e forse non vuole esserlo. Vive nella paura della luce del giorno, della consapevolezza di quello che potrebbe essere, ma non è.

Era il 28 marzo del 2010 quando lessi questo sfogo di Beppe Grillo sul suo blog. Parole durissime condite da un'amarezza inconsolabile. Rimasi molto colpito da queste parole perché le trovavo maledettamente vere e perché rispecchiavano in pieno quella che era la mia concezione del popolo italiano...... me compreso.
All'epoca seguivo già da diversi anni il blog di Grillo. Avevo cominciato nel lontano 2005, dopo averlo visto esibirsi a Piazza Dante in occasione della notte bianca. In quell'occasione, la sua pubblica "protesta", mi colpì al volto come un ceffone. Come se qualcuno mi avesse tirato uno schiaffo dicendomi "Svegliati cazzo! Ma ti rendi conto di quello che sta succedendo intorno a te?". Da allora sono passati molti anni, ho visto crescere la "protesta" lentamente. Lentamente, tante coscienze si sono unite seguendo un uomo che, per molti versi, riusciva a dire quello che loro avrebbero voluto sempre dire. Mi sono iscritto al Movimento da subito e da subito ho cominciato a credere che tutto era possibile. Oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La "protesta" si è trasformata in un qualcosa di concreto e di reale. Il Movimento Cinque Stelle non è Beppe Grillo. Il Movimento Cinque Stelle è l'espressione di quello che la comunità può ancora fare. Professionisti, pensionati, casalinghe, disoccupati...... gente normale (con due palle così!) hanno deciso di riprendersi ciò che la classe politica e dirigenziale del paese aveva tolto loro, l'amore per il nostro paese. Per fare una RIVOLUZIONE, oggi, non c'è bisogno di spargere del sangue, non c'è bisogno della violenza. Signori oggi abbiamo l'opportunità di fare una rivoluzione democratica andando semplicemente a votare. Tutto ciò che è stato fino ad ora è vecchio, ha fallito miseramente portandoci sull'orlo del precipizio. Voglio provare a dare un futuro migliore a mio figlio e son sicuro che questo potrà succedere solo voltando pagina e chiudendo la porta al vecchio modo di far politica. Ci hanno distrutto, ci hanno tolto la dignità....... secondo me ridono anche di noi, poveri fessi. Beh, si sbagliano perché li stiamo per mandare a casa. Più grande sarà il "successo" di queste elezioni più dovranno fare i conti con il fatto che è stato rifiutato dal popolo italiano l'obsoleto modo di concepire la "Res Publica".
Io credo nella RIVOLUZIONE ed in chi mi rappresenterà nel salto verso il futuro. Ci vuole coraggio ragazzi. Basta con i "vorrei ma non posso", basta con i "qualcuno ci penserà".......basta.

domenica 10 febbraio 2013

Il Rottweiler


Questo cane viene descritto come equilibrato, protettivo e determinato, ma anche tranquillo, obbediente, addestrabile, coraggioso, indipendente e fedele al padrone al quale ricambia abbondantemente gli affetti e le cure che gli vengono offerte. In ogni caso, l'istinto alla difesa del territorio è, in questo cane, molto forte, e la sua reazione contro quelle che esso percepisce come minacce territoriali può essere fatale.......... 
Anche se perfettamente in grado di svolgere attività da guardia, si consiglia di non abbandonarlo a se stesso relegandolo in un giardino, recinto o appartamento per troppe ore della giornata. Lasciato crescere in balia di se stesso, il cane rischierebbe di diventare eccessivamente aggressivo e incontrollabile anche con le persone che non minacciano la sua proprietà................................[fonte Wikipedia]
Domenica 10 febbraio 2013 ore 7:30.
Sto correndo da una ventina di minuti, la mia corsa è a dir poco pesante. Ho ripreso gli allenamenti da una settimana (dopo tre mesi di stop!) e c'è da rimettere in moto la macchina. Vado piano cercando di ritrovare l'appoggio dei tempi migliori. Via Campana è deserta, fa freddo ma le sensazioni sono positive. Da lontano scorgo la sagoma di un rottweiler steso a terra con la testa poggiata sulle zampe anteriori. Sembra stia dormendo ma è meglio stare attenti. Lo fisso con attenzione cercando di capire quale siano le sue intenzioni. Le sue orecchie si rizzano, ha sentito i miei passi. Alza la testa e punta gli occhi verso di me. Scorgo la catena che lo tiene legato, faccio un sospiro di sollievo e passo dall'altro lato della strada........ la catena può essere lunga anche 200 metri, meglio essere previdenti. Si alza in piedi e comincia ad abbaiare, è enorme! Più mi avvicino e più le sue manifestazioni di "collera" aumentano. Ormai sono ad una ventina di metri dalla belva che comincia a correre verso di me. La catena non è 200 metri..... la catena è INFINITA perché è spezzata. Subito arresto la mia corsa e mi fermo a fissarlo. Il cucciolo non blocca la sua corsa e mi fa capire che vuole attraversare la strada per venirmi a salutare. La foto ritrae perfettamente la scena che si presentava ai miei occhi! Fa un primo tentativo per attraversare ma una macchina lo caccia all'indietro. Faccio qualche passo lento per cercare di allontanarmi ma il risultato è pessimo. La sua furia non si placa e tenta nuovamente di venire dal mio lato. Passa un furgoncino che lo ricaccia indietro. Mi guardo intorno, non c'è nessuno. Siamo io e l'elefante a giocarci la partita. Il suo terzo tentativo va in porto. Corre come una furia verso di me. Resto immobile (scuola Venturino D'Avella) con le mani stese lungo il corpo per non dare agganci alle sue fauci. Sembra indemoniato. Salta, sbatte i denti, abbaia, ringhia nei miei confronti....... ed io immobile! Non oso fare nulla..... sta già abbastanza incazzato. Sicuramente sarà fuggito da qualche giardino, non è abituato alla presenza degli estranei. Una macchina si ferma in soccorso. Incrocio lo sguardo della signora che sta al volante ma non posso fare nulla. All'improvviso il miracolo. Qualcosa lo distrae per un attimo. Si pianta a terra con le sue quattro zampe fissando un punto lontano. Io vedo la luce e con uno scatto felino mi catapulto nella macchina del soccorso. L'animale si accorge che l'ho fatto fesso ma è troppo tardi...... sono già in macchina verso la salvezza. Dopo 300 metri scendo, ringrazio la signora che mi ha salvato e ricomincio a correre. Chiudo l'allenamento dopo un'ora e quindici minuti di corsa...... sono felice, sono vivo. Poteva andare male oggi. Se non fossi rimasto immobile e avessi tentato la fuga sarebbe andata male. La bestia non aspettava altro che rincorrere la sua preda.
Venturino, se questa sera sono qui illeso a scrivere il mio post, è grazie a te......
A proposito........ sono tornato e che gli ODIPRUVE RELOADED comincino a tremare!
P.S. Nel prossimo post vi spiegherò chi sono ed il perché del loro nome. A presto.

domenica 14 ottobre 2012

Il limite (di Gabriele)

E’ la mattina del 10 Giugno, sono sulla spiaggia di Pescara. C’è un bel sole e Federico gioca con la sabbia. Mauro è in acqua, sta nuotando la prima frazione dell’IronMan 70.3 del 2012. La boa è lontanissima ed i ragazzi che nuotano, visti da dove sono io, sembrano uccelli che si agitano nell’acqua sollevando con le ali una nuvola di spruzzi. C’è uno speaker su una torre. Le casse disseminate vicino all’arrivo riempiono l’aria di parole. Non le ascolto. Poi questa voce mi entra nella testa. Dice: “ Vi ricordo che a questa gara partecipa anche un atleta disabile, a cui purtroppo mancano le gambe e che percorre la frazione di nuoto a dorso”. Clic.
All’epoca del IronMan di Pescara del 2012 nuotavo una volta alla settimana. Mai per più di un ora. Mai per più di 2000 m. Era un riempimento, un modo per scaricare nell’acqua un po’ di tensione. Funzionava. Avevo perso qualche chilo, mi sentivo abbastanza tranquillo dopo. Arrivavo da qualche mese alla soglia dei due chilometri senza molta fatica, senza pensare a superarla. Poi c’è stato il Clic di Pescara. L’idea che non vale la pena rimanere ad un passo dai propri limiti e che anzi, tenersi quel passo indietro significava sostanzialmente rimanere fermi.  Da Pescara ho cominciato a cercare il mio limite. Dov’è la soglia della mia fatica, oggi? Quanto posso correre prima di dire davvero “non ce la faccio più?”. Quanto posso nuotare in un’ora? E la prossima volta, quanto meglio della precedente posso fare?
I metri in piscina sono aumentati. Prima sono venuti i 500 m tutti d’un fiato,  poi gli allenamenti sono diventati due, poi è aumentato il totale, fino a 2200 m. Era ancora poco. “Ce la farò a farne 2400? Se non ce la faccio, nuoto per un altro po’, posso nuotare per più di un’ora del resto”.
E così è arrivata l’estate. Gli allenamenti sono diventati tre, visto che Ale e Federico non erano a casa e stare da solo mi uccide di noia. E’ arrivato il superamento della soglia dei 3000 nuotati in una sola sessione, e gli allenamenti da un’ora e mezza. La prima volta che ho nuotato di fila un 1500, con il cuore che nelle ultime due vasche mi batteva per la fatica e l’emozione di esserci riuscito non la dimenticherò mai. E poi la corsa della domenica. Prima pochi chilometri, poi via via a crescere fino a Settembre. Quindici chilometri in un’ora e mezza. Mai fatto, neanche a 18 anni.
A chi corre o nuota da parecchio tempo questi numeri, questi tempi, fanno sorridere. Ma questi numeri, questi tempi, sono il centimetro che io guadagno nei confronti del mio limite, quel limite che guardo in faccia ogni volta che entro in acqua ed ho paura di non riuscire a nuotare neanche per 100 metri. Metto la testa sotto e gli vado incontro.  Qualche volta vinco io, altre volte vince lui, come quando mi vengono i crampi nel bel mezzo di un 200 un po’ più tirato, o quando comincio un 1000 e la paura mi blocca il respiro, fino a farmi fermare. Quando vince lui, il limite, io faccio sempre la stessa cosa. Metto di nuovo la capa sotto e riparto. E di solito vinco io. Almeno, finora ho vinto io.
Adesso ho anche una motivazione in più, qualcosa, qualcuno a cui pensare. Ho un compagno a cui passare un testimone, il prima possibile. Ho un mare in cui nuotare ogni tanto, nella mia testa, cercando di arrivare prima ad una boa e poi ad una spiaggia. Ed ho una strada su cui correre, per un chilometro, con entrambi i miei compagni di staffetta.
Con il mio primo compagno, Rocco, condivido l’insana passione per il nero ed il blu. Sarà bello passare un testimone ad un altro interista. Sarà bello vederlo partire in bici ed aspettare che arrivi, il prima possibile. So che ce la farà. Noi non molliamo mai.
Con Tony ho condiviso una fetta bella della mia vita. L’ho svegliato, urlando nel sonno, la mattina del mio esame di ammissione al dottorato. Abbiamo condiviso birre, pizze, colazioni a base di ricotta di pecora, cassatelle e vino bianco, risate, ansie, gioie ed un senso di libertà che ho provato raramente.
Io e Rocco siamo già all’ultimo chilometro, ad aspettarti, Tony.
Questa staffetta sarà una sfida bellissima, spettacolare e durissima. Mauro è un avversario tosto. Mauro è uno che si è andato a prendere un IronMan con i denti e con le unghie, contro ogni sfortuna, ogni malessere. Ma l’avversario peggiore non è lui. Il nostro, o almeno il mio avversario è quel limite incontro al quale corro ogni volta che mi alleno. 

sabato 6 ottobre 2012

Stagione 2013


Questo è il periodo in cui si fanno i programmi per la stagione successiva. Dopo la pausa estiva e dopo un mese di settembre vissuto alla ricerca della normalità ho cominciato a fare qualche pensierino per il 2013. L'obiettivo primario per il prossimo anno è quello di ritornare a fare le gare del circuito Fitri (Federazione Italiana Triathlon). Per preparare l'ironman e per risparmiare sulle finanze ho completamente cancellato la stagione 2012, zero gare effettuate. Certo il mio "palmares" internazionale si è arricchito di due gare ma il tutto è andato a discapito della posizione nelle classifiche del circuito nazionale. Se il 2013 si rivelasse come il 2012 (zero gare) allora il sottoscritto uscirebbe dalle classifiche della federazione, inaccettabile dopo tanti anni. Quindi aspettiamo con ansia il calendario delle gare che uscirà agli inizi di gennaio..... c'è tempo per fare programmi.
L'appuntamento n°1 sarà comunque una gara internazionale (Pescara 2013 - se la organizzano) e per quella data si cercherà di arrivare al massimo della forma. In funzione di questo, la gare del circuito fitri mi serviranno non poco.

La prima gara del 2013 sarà la maratona di Napoli. Nel tentativo di cominciare un lento miglioramento (fisico e tecnico) nelle tre discipline cercherò di dare uno scossone a quello che è il mio "personale" su questa distanza. Diciamo che cercherò di arrivare al di sotto delle 3 ore e 45 minuti. Per fare ciò ci vorranno allenamenti specifici e mirati al miglioramento delle capacità anaerobiche.
Sto già cercando un bel programmino sul web che magari si sviluppi su un periodo di quattro mesi, con tre allenamenti settimanali.
C'è qualcuno che mi vuole fare compagnia?

mercoledì 8 agosto 2012

Profezia Maya permettendo

Data la difficoltà a deambulare e dato che bisognava fare qualche centinaia di metri, quella sera non sono riuscito a ritirare il mio bel "Finisher Certificate". Meno male che c'erano Toni ed Aurelio ad accompagnarmi altrimenti avrei lasciato bici e borse in zona cambio! Le ultime energie le ho spese per andare a prendere la sudatissima maglia da finisher, a quella non potevo rinunciare!

E' passato un mese da quella sera e, per fortuna, nulla è cambiato. Diciamo che non ho più la sveglia alle 5,00 e non sono più obbligato ad allenarmi appena possibile quindi, pensandoci bene, una piccola differenza c'è. Questi giorni sono passati all'insegna del riposo, almeno per quel che riguarda gli allenamenti. Una nuotatina, un giretto in bici, un paio di corsette niente di più. Ho speso il mio tempo "libero" scrivendo i tre post. Mi ero riproposto di raccontare al meglio tutta la gara e credo di esserci riuscito.....  grazie a tutti per i complimenti.
La mia prossima gara ironman, profezia Maya permettendo, sarà fra cinque anni, a 45 anni. Ho tanto tempo a disposizione per allenarmi con calma cercando di migliorare, dal punto di vista tecnico, in ogni disciplina..... ho almeno due ore da limare!!!
Certo è che aspettare tutti questi anni non sarà cosa semplice. L'unica speranza che ho per anticipare i tempi è che venga organizzata in Italia una gara del circuito ironman........ speriamo!

Buone vacanze a tutti.

venerdì 27 luglio 2012

.....e correre per 42 km.

....... un addetto ai lavori mi fa segno di consegnargli la bici; wow..... trattato come un professionista! Che organizzazione! Corricchiando cerco la mia borsa con le scarpette, eccola n° 1176. La prendo e mi siedo per cambiarmi le scarpe. Sono felice, mi sono liberato della bici ed ora posso correre verso il traguardo. Aggiusto i calzini con cura e cerco di non stringere troppo i lacci. Eccomi, sono pronto per la maratona finale. Per quella che è la mia condizione fisica sarà come scalare l'Everest, sono pronto. Esco dalla zona cambio con il morale alle stelle. Le gambe mi fanno male ma la corsa sembra leggera, posso farcela. Dopo un chilometro incontro i miei "sostenitori". Finalmente! Ci eravamo lasciati al lago alle 8:30 ed ora sono le 16:00....... sono in ritardo! Mi fermo per dissetarmi e per parlare con loro. Mi chiedono come sto ed io sorridendo faccio il buffone. Hanno le facce preoccupate, forse sul mio volto è dipinta la fatica. Cerco di sdrammatizzare, prendo gli aminoacidi e rassicuro Stefania. Ricomincia la corsa. Il morale, ora, è ancora più alto. La loro preoccupazione è la mia forza. Devo assolutamente dare tutto, non posso deludere chi ha fatto tanta strada per venire a sostenermi. Passano i primi chilometri, sto correndo a 5:50/km. Se continuo così, chiudo la maratona in poco più di 4 ore. Mi fermo a bere ad ogni ristoro, provo anche ad ingerire qualcosa ma lo stomaco fa i capricci. Al nono chilometro i dolori alle gambe si intensificano. Stringo i denti, cerco di correre con scioltezza ma è tutto inutile. Con il passare dei metri ogni appoggio si trasforma in una coltellata nelle gambe. Ormai i miei muscoli sono allo stremo e stanno letteralmente bruciando, ora sono davvero in crisi. Decido di chiudere il primo giro per poi fermarmi a rifiatare. Al chilometro 11 ritrovo i "ragazzi". Mi fermo. Prendo uno scialle per coprirmi, ho bisogno di camminare ed ho già freddo. Poche parole a denti stretti e vado avanti camminando. Toni mi fa compagnia, Aurelio riprende questi attimi di difficoltà, mi incita. Nella mia testa ancora niente è perduto. Lo schema è chiaro, rifiatare quanto più possibile, idratarsi, mangiare qualcosa e dare tutto nel finale. Il camminare, però, è tutt'altro che rilassante. Le gambe continuano a far male, devo tener duro è il momento della verità. Non devo abbattermi. Decido di fare un giro completo camminando. Devo assolutamente mettere qualcosa nello stomaco, approfittare della camminata per mangiare, bere, ingerire quanta più roba possibile....... ho bisogno della benzina. In questa situazione, per percorrere un chilometro impiego circa 13 minuti. Facendo i conti, non mi posso permettere di camminare per più di 10km altrimenti vado fuori tempo massimo e questo è inaccettabile. Sono qui per la medaglia, per la maglietta di finisher....... voglio arrivare quando le luci sono ancora accese, voglio che il mio nome faccia parte della classifica. Non mi perdo d'animo anche se la gambe stanno sempre peggio. Riesco a mangiare qualche salatino e ad ingerire un paio di bustine di gel, bevo in abbondanza acqua e sali minerali. Passo due ore così, testa bassa e passo svelto avvolto nel mio scialle. Finisce il secondo giro, sono al ventunesimo chilometro, sono a metà strada. Ritrovo Toni ed Aurelio al solito posto, gli altri si sono riparati in albergo per l'avvicinarsi di un nubifragio. Aurelio mi chiede, a malincuore,  se ho intenzione di fermarmi, se conviene alzare bandiera bianca. Io, con un gesto molto simbolico, mi tolgo lo scialle dalle spalle e gli rispondo: "Datemi gli aminoacidi che ho una mezza maratona da fare!" La sua risposta..... "DAI CAZZO!!!!" Prendo un bel po' di pasticche nella mano e ricomincio a correre. Sento le loro urla mentre mi allontano, sento la loro emozione. Ho due ore e venti minuti per fare 21km, ce la posso fare a stare nelle quindici ore....... sarà al fotofinish! Corro. Corro e stranamente le gambe bruciano di meno, forse sono riuscito a mettere un po' di benzina nel serbatoio. Mi fermo ad un ristoro per ingerire tutti gli aminoacidi e via verso la gloria. Dopo qualche chilometro comincia il "tornado". Roba da non credere. Se da un lato la pioggia battente mi rinfresca le gambe e mi da sollievo dall'altro il vento forte mi spinge quasi all'indietro e le mie scarpe, zuppe di acqua, si trasformano in due macigni. "Ma che sfaccimm!!!!!"...... urlo a gran voce! Vedo alcuni "colleghi" girarsi e correre nel verso opposto...... si ritirano!!! Che faccio? Cade il ramo di un albero alle mie spalle........ "Ma che sang' vattiato!!!!!" Continuo a correre, imperterrito aumento l'andatura; mi sento meglio. Gli aminoacidi hanno dato il loro effetto! Smette di piovere e chiudo il terzo giro. Sono gasatissimo, non mi ferma più nessuno, devo solo stare attento ai tempi di percorrenza. Mancano meno di 10km e ritrovo Aurelio e Toni. Non mi fermo, continuo a correre parlando con loro. Mi faccio consegnare le ultime pasticche di aminoacidi. "Chiamate gli altri. Se non vado nuovamente in crisi, dovrei farcela per pochi minuti. CI VEDIAMO ALL'ARRIVO!" Risposta: "DAI CAZZO!!!!"
Dell'ultimo giro non mi ricordo niente. Sembra essere passato in un attimo. Ricordo solo il braccialetto fucsia che mi hanno dato al quarantesimo chilometro e la curva a destra per cominciare a correre sul tappeto rosso. Due ali di folla in festa. Urla, luci, musica..... è fatta, ce l'abbiamo fatta! Stento a trattenere le lacrime. Altra curva a destra e mi ritrovo sul rettilineo finale tra le due gratinate piene di gente. Vedo i "ragazzi" che urlano sorridenti e mi faccio consegnare le sciarpe. I colori irpini mi abbracciano, un senso di orgoglio mi pervade. Vedo il traguardo. Mancano pochi metri, mi copro il volto per cercare di trattenere l'emozione. In quegli attimi, un anno di sacrifici e fatica mi scorre nella mente.
Sono le 21:52:09 di domenica 8 luglio 2012..... GAME OVER!
L'addetta alle medaglie si avvicina, è il mio momento.
Ne prende una e me la mette al collo. "Congratulations, you are an ironman!"

Abbracci, foto....... lacrime di gioia, lacrime di liberazione....... impossibile narrare.
Aurelio, Giovanni, Anna, Toni, Simone........ Stefania..... emozioni fortissime.

Per dovere di cronaca: Non ho mai, nemmeno per un istante, pensato di ritirarmi.

lunedì 16 luglio 2012

.......pedalare per 180 km

......... entro nella zona cambio e mi rendo conto che ha cominciato a piovere! Per fortuna ho con me qualcosa di pesante; se dovesse piovere per tutti i 180 km meglio non soffrire il freddo, sto già messo male! Cerco di organizzare le idee per pensare a come portarmi tutto ciò che mi serve ma la testa mi gira un po', normale dopo tanto nuoto. Tolgo la muta, comincio a vestirmi ma sono molto impacciato nei movimenti. I minuti scorrono, sto perdendo molto tempo e devo ancora mettere le scarpe ed il casco. Passano almeno 10 minuti e finalmente prendo la bici per attraversare tutta la zona cambio. Respiro profondamente, sta per cominciare la frazione più importante, quella che mi farà capire se riuscirò ad arrivare fino in fondo.
Comincio ad essere emozionato, la pioggia battente rende tutto ancora più affascinante. Salgo in bici, un saluto fugace ai ragazzi che a gran voce mi stavano incitando e comincio a far girare le gambe. Parto con calma, rapporti agili. Ci sono da fare, secondo i piani di allenamento, almeno 6 ore e 30 minuti di bici. La prima cosa che noto, però, è che la posizione con le braccia appoggiate mi schiaccia lo stomaco gonfio, che palle! Provo a resistere, non posso fare a meno degli appoggi, sarebbe troppo stancante. Piove molto forte, per ora non avverto il freddo e vado avanti cercando di non pensare a quanta strada mi attende. Dopo una ventina di chilometri si entra a Francoforte, le strade sono ancora deserte; è presto e c'è un nubifragio in atto. Il percorso ci porta fuori dalla città attraverso i paesini e le campagne che la circondano. Al trentesimo chilometro si passa per "The Hell", strappettino in salita su un tratto in pavè. Sapevo di questo passaggio e mi ero ripromesso di farlo con calma ma la gente è così tanta e così calda che mi alzo sui pedali per fare lo splendido..... che emozione, ma che sto al tour!
Continua a piovere e continuano i passaggi nei paesini. La cosa che mi sorprende sono i bambini. In maglietta e pantaloncini, sotto l'acqua, aspettano il nostro passaggio festanti. Sul ciglio della strada, allungano il braccio aspettando che tu dia loro il "cinque", molto coinvolgente. Non ci sono solo i bimbi a far festa. Numerosi gazebo con tanto di tavolate ricoperte di bottiglie di birra fanno da contorno al nostro pedalare. Musica tedesca, urla di incitamento, profumo di carne arrostita...... sembra la Pasquetta teutonica! I chilometri passano piacevolmente, l'unico problema è che non riesco ad alimentarmi. Non riesco a bere nemmeno i sali minerali e le maltodestrine che ho preparato nelle borracce, lo stomaco le rifiuta..... si mette male. Provo a mangiare uno dei panini con la marmellata che ho con me. Purtroppo il tovagliolo di carta che lo avvolge è diventato un tutt'uno con il pane. Tiro un paio di morsi ma il sapore della carta mi provoca un conato di vomito. Che faccio? Per ora pedalo e bevo acqua..... poi si vede. Il primo giro finisce senza particolari problemi ma sono più lento del previsto. Vorrei aumentare un po' l'andatura ma ho paura di rimanere a secco. La pioggia smette di scendere ed il sole comincia a riscaldare la giornata. Sono di nuovo sul tratto in pavè, la gente è aumentata. Mi rialzo sui pedali per rispondere agli incitamenti ed avverto qualche dolorino alle gambe, ci siamo. Provo a bere le maltodestrine ma lo stomaco non ne vuole proprio sapere. Ho con me degli aminoacidi, li prendo e li butto giù per evitare il catabolismo ormai alle porte. Ho percorso 140 km e non ce la faccio più; nelle gambe non c'è più niente. La sfortuna, però, continua a perseguitarmi. Con l'uscita del sole si è alzato un vento fortissimo che soffia nella direzione opposta a quella di marcia. Pedalo a denti stretti, soffro come un cane perchè non posso stare appoggiato con i gomiti in una posizione più aerodinamica. La strada è quasi tutta in discesa fino a Francoforte, peccato che il vento contrario mi frena a tal punto che non riesco a superare i 20km/h. Sono in crisi, sento le gambe bruciare e sono costretto a pedalare a "tutta" in discesa. Urlo, impreco.......sono solo! Nella mia testa cominciano ad entrare cattivi pensieri. In queste condizioni come posso pensare di fare una maratona? Bevo, bevo e penso che magari, cominciando a correre, la situazione possa migliorare. Mi è già successo in allenamento che, lasciando la bici, la corsa si trasformava in una liberazione. Mi aggrappo a questa speranza e percorro gli ultimi chilometri cercando di bere quanto più possibile. Dopo 7 ore e 30 minuti vedo la zona cambio...... sembra un miraggio. Tolgo i piedi dalle scarpe, li poggio a terra con qualche difficoltà e corro a prendere le scarpe da corsa.......